26 gen 2011

Ci vediamo a casa, subito dopo la guerra


Le mie impressioni...
Un libro letto veramente in un soffio, facendo la somma delle poche ore di attesa dall'oculista, dal parrucchiere e in piscina da mia figlia. Finalmente un libro sulla Shoah dove è possibile scorgere anche la speranza, la forza dell'amore e l'unione di una famiglia che riesce a superare un terribile dramma senza scendere in descrizioni cruente e disumane come sempre, inevitabilmente, accade nei racconti  riguardanti l'Olocausto. Mi ha molto molto colpito il rapporto tenerissimo fra questo meraviglioso papà e la sua bambina lontana e, in quanto mamma, mi sono immedesimata nel dolore struggente della separazione subita dalla madre con le figlie. Bellissimi e divertenti anche i disegni sulle le lettere del papà a Lieneke, che occupano gran parte di questo libro e che sono la linfa vitale per la sopravvivenza del rapporto padre-figlia.
Naturalmente...ve lo consiglio!
La trama
Ogni volta che il dottore le consegna una lettera dello zio Jaap, Lieneke sente il cuore battere all'impazzata. La nasconde nel grembiule e la porta in camera, al sicuro, dove la legge e la rilegge. Perché sa che presto dovrà restituirla al dottore, che la brucerà o la farà in mille pezzi affinché non cada nelle mani sbagliate. Nessuno deve sapere che Jaap in realtà non è suo zio, ma suo padre. E che lei non si chiama Lieneke, bensì Jacquelin un nome che ormai appartiene al passato, a una vita precedente in cui poteva andare a scuola con le amiche di sempre, passeggiare nel parco e correre in bicicletta. Senza una stella gialla appuntata sul petto. Tutto è cominciato con il "gioco dei nomi", quando la mamma ha spiegato a lei e alla sorellina più grande che tutti i membri della famiglia non si sarebbero più chiamati come prima. C'erano anche altre regole da rispettare: lasciare la città, Utrecht, e nascondersi. E non dire a nessuno di essere ebree. Da quel giorno, la famiglia si è separata, trovando rifugio presso membri della resistenza olandese. Lieneke vive in un villaggio sperduto con il dottor Kohly e sua moglie, che fingono di essere i suoi zii. Il padre, scienziato dal cuore d'artista, riversa ora il suo talento sui biglietti illustrati che manda a Lieneke, con quei disegni colorati e buffi che tengono accesa la speranza di una vita normale. Sarà proprio quella corrispondenza segreta ad aiutare la bambina a sopportare la fame e la paura, il freddo e la lontananza.

4 commenti:

  1. che bello questo libro, cercavo qualcosa da poter leggere con i bambini, per fargli conoscere questà realtà ma non in maniera troppo violenta, dici che se letto con me può andare bene per due ragazzini di 13 e 12 anni? mi ispira, grazie! ciao Ely

    RispondiElimina
  2. Seguirò sicuramente il consiglio... amo molto leggere, e la Shoah è un argomento al quale sono sempre stata molto sensibile. Mia figlia Silvia pur avendo meno di sedici anni ha letto di tutto su questo argomento, è stata in pellegrinaggio nei campi di sterminio e ne è uscita molto segnata... una pagina di storia di cui l'essere umano dovrà vergognarsi per l'eternità.

    RispondiElimina
  3. P.S.: se vieni da me, c'è un piccolo pensiero per te :)

    RispondiElimina
  4. @Ely è perfetto!
    @Anna, grazie ancora!

    RispondiElimina

Ciao! Aspetto il tuo commento...torna a ricontrollare la mia risposta :-)

LinkWithin

Related Posts Plugin for WordPress, Blogger...