13 giu 2016

Non avevo capito niente di Diego De Silva


Ecco, mi succede ogni volta che finisco un libro come questo
Penso: e ora come faccio? Come faccio senza questa specifica lettura?
E mi pento subito di averlo divorato in pochi giorni perché avrei potuto centellinarlo 
e a quest’ora mi farebbe ancora compagnia.
Ma non si può andar piano con un racconto così. 
Troppo divertente, troppo vero, troppo incredibilmente ironico, acuto e perfetto. 
Ti innamori di Malinconico (o di De Silva) perdutamente perché è così 
che vorresti che fosse la persona che ti sta accanto: coraggiosamente immatura, 
con la giusta dose di sarcasmo e autoironia, consapevolmente indecisa 
e filosofica come la tua migliore amica.
Si, un libro unico e irripetibile, assolutamente da leggere!

LA TRAMA
Prendete la persona più simpatica che conoscete. Poi quella più intelligente. Adesso quella più stupida e infantile. Più generosa. Più matta. Mescolate bene. Ecco, grosso modo, il protagonista di questo libro. 
Un po' Mr Bean, un po' Holden, un po' semplicemente se stesso, Vincenzo Malinconico è un avvocato semi-disoccupato, un marito semi-divorziato, e soprattutto un grandioso, irresistibile filosofo naturale. Capace di dire cose grosse con l'aria di sparare fesserie, di parlarci di camorra come d'amore con la stessa piroettante, alogica, stralunatissima forza, Malinconico ci conquista nel più complesso dei modi: facendoci ridere. 

Vincenzo Malinconico è un avvocato napoletano che finge di lavorare per riempire le sue giornate. Divide con altri finti-occupati come lui uno studio arredato con mobili Ikea, chiamati affettuosamente per nome come fossero persone di famiglia. La sua famiglia vera, del resto, è allo sfascio: la moglie l'ha lasciato, i due figli adolescenti, amatissimi, hanno i loro sogni e i loro guai. A Vincenzo Malinconico capitano improvvisamente due miracoli. Il primo è una nomina d'ufficio, grazie alla quale diventa difensore di un becchino di camorra, Mimmo 'o Burzone, e si trova coinvolto in un'avventura processuale rocambolesca. Il secondo miracolo si chiama Alessandra Persiano: la donna più bella del tribunale, che si innamora di lui e prende a riempirgli la vita e il frigorifero. Ma il vero miracolo, per noi lettori, è la voce svagata, digressiva ed eccentrica intorno a cui ruota l'intero romanzo. Il vero miracolo è il pensiero storto e irresistibile di Vincenzo, che riflette su tutto quello che attraversa la sua esistenza e la sua memoria, seducendoci, di deriva in deriva, fino in fondo.

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