09 apr 2017

Suite francese, di Irène Nemirovsky


MERAVIGLIOSO!
Un libro che rimarrà per sempre nel mio cuore e non solo per i contenuti. La scrittura della Némirovsky è davvero unica, toccante e indimenticabile. Letteratura allo stato puro! Più e più volte sono piacevolmente ritornata a leggere alcuni passi, le sue similitudini e le sue descrizioni di paesaggi, di stati d'animo, di situazioni emotive .

Il libro è purtroppo, come molti sapranno, solo l'inizio del lavoro che la Nemirovsky avrebbe voluto compiere; 5 movimenti che descrivessero la guerra dall'inizio alla fine ma lei stessa, ahimé, non arrivò alla fine di quella guerra perché tradita dagli stessi francesi e denunciata alle SS tedesche per le sue origini ebraiche (malgrado non praticasse più la loro religione e si fosse addirittura fatta battezzare ne 1939) per essere poi deportata ad Aushwitz e morire dopo solo un mese di tifo. 
Questi due primi movimenti contenuti in Suite Francese, se da un lato ci appagano i sensi sotto ogni punto di vista per l'eleganza e l'essenziale modernità dello stile, dall'altro ci lasciano l'amaro in bocca per un lavoro non portato a termine e per il dolore di vedere spezzato a nemmeno 40 anni un talento così prezioso e raro. 
Il primo movimento "Tempesta di giugno" descrive l'esodo di massa dei parigini all'alba dell'invasione tedesca. Storie diverse che si intersecano in un miscuglio di estrazioni sociali, livelli culturali religiosi dei più svariati che, di fronte alla necessità della fuga quasi perdono la propria identità e si riducono allo stesso livello. L'autrice tuttavia, malgrado l'apparente livellamento delle classi sociali, riesce magistralmente a far emergere il lato egoistico e snob dei più ricchi e soprattutto a mettere in una luce quasi ridicola le false affettazioni della borghesia cattolica. La semplicità e la rassegnazione di chi possiede molto meno invece, emerge con dignità fra le righe di questo primo meraviglioso movimento. Autentico capolavoro il primo capitolo in cui, con un ritmo serrato, frenetico e in continua accelerazione, l'autrice riesce a far sentire anche sulla pelle di chi non ha vissuto quei tragici periodi, tutta l'ansia, la paura e l'incertezza del presente e dell'immediato futuro.

La seconda parte "Dolce" è molto più pacata e dà quasi l'impressione di una normalità che ormai si è stabilita fra le parti senza troppa sofferenza. L'orgoglio dei francesi è quasi messo in risalto in maniera negativa a discapito della gentilezza e della correttezza dei tedeschi e forse per la prima volta nella letteratura che coinvolge il periodo della Seconda Guerra Mondiale, il "nemico" non dipinge i tedeschi come siamo abituati a conoscerli ma piuttosto ne esalta le virtù, i tratti umani che sono alla fine comuni a tutti gli uomini di ogni razza e rende addirittura uno di loro amabile per una delle protagoniste e forse, in fondo, per tutti i lettori. La Nemirovsky riesce così bene per tutta la seconda parte del libro a farci quasi amare il nemico ...che è un vero colpo al cuore pensare che lo stesso nemico le abbia negato di vivere solo qualche mese dopo. Peccato; non è comune trovare autori con un dono così innato per la vera arte della scrittura.
Fortemente raccomandato!




LA TRAMA
"Suite francese", pubblicato postumo nel 2004, è l'ultimo  romanzo di Irène Némirovsky. Scritto agli albori del secondo conflitto mondiale a Issy-l'Évèque, in Borgogna, è un affresco spietato, composto quasi in diretta, della disfatta francese e dell'occupazione tedesca, in cui le tragedie della Storia si intrecciano alla vita quotidiana e ai destini individuali. È un caleidoscopio di comportamenti condizionati dalle aberrazioni della guerra, dalla paura, dal sordido egoismo, dalla viltà, dall'indifferenza, dagli istinti di sopravvivenza e di sopraffazione, dall'ordinaria crudeltà, dall'ansia di amore. È il racconto della passione, ambigua e tormentata, che nasce tra una giovane donna il cui marito è disperso al fronte e un ufficiale tedesco. Con lucida indignazione ma anche con pietà, Némirovsky mette a nudo le dinamiche profonde dell'esistenza umana di fronte alle prove estreme e scrive un insperato capolavoro della letteratura del Novecento.

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